Quando, due giorni fa, il parlamentare britannico Rupert Lowe si è presentato di fronte ai suoi colleghi aveva con sé dei fogli di carta. Su di essi non c’era scritto solamente il discorso che avrebbe dovuto tenere ma anche, e soprattutto, le testimonianze delle vittime delle grooming gang, le bande di pachistani che, a partire dal 2001, hanno violentato giovani , ragazze (spesso minorenni bianche) in modo organizzato. Una rete criminale diffusa in almeno 85 aree del Regno Unito che, a lungo, ha agito nell’ombra.
Lowe ha letto le testimonianze delle vittime e ha chiesto al Parlamento britannico di agire. Ha chiesto di farlo «finalmente», visto che per tanto tempo i politici di sinistra hanno fatto il possibile per minimizzare il caso. Di fronte alle testimonianze di queste ragazze però, non si può rimanere in silenzio. C’è chi racconta di essere stata abusata con una bottiglia e chi, invece, ha subito così tante violenze e così, brutali da non riuscire più a sedersi per lungo tempo. Un’altra, giovanissima, ha dovuto cedere il posto in cui dormiva a dei cani perché, per le gang di pachistani, quelle donne valevano poco o nulla. Dovevano essere umiliate in ogni modo. A volte erano costrette ad avere rapporti perfino con gli animali: «Credo che la cosa più spaventosa sia stata non avere la minima idea di cosa stesse succedendo. C’erano uomini intorno a me non inorriditi, non disgustati – che non mi aiutavano, ma filmavano e ridevano, scommettendo se davvero il cane mi avrebbe violentata o meno. Si, sono stata violentata da un cane, ha raccontato una vittima. Non erano considerate persone. Erano brandelli di carne o poco più. Una vittima racconta l’atteggiamento del suo aguzzino: «Mi ha afferrato il viso, mi ha fissata dritto negli occhi e voleva vedermi crollare. Ci è riuscito». Un’altra ha raccontato di esser stata abusata da almeno 6oo uomini nel corso della sua vita. Quelle ragazze erano occidentali, dovevano essere punite. Una delle ragazze abusate racconta infatti che i carnefici facevano costantemente commenti sul fatto che «le ragazze bianche fossero considerate meno morali e con valori inferiori, mentre le ragazze musulmane venivano descritte da alcuni uomini come dotate di dignità e di una posizione morale più elevata». Il periodo peggiore per loro era quello delle celebrazioni islamiche: «Le cose degeneravano durante l’Eid e le festività. Le feste diventavano più grandi, più violente e caotiche. C’era sempre più gente coinvolta, sempre più ragazze coinvolte. Le feste erano semplicemente più grandi», racconta un’altra vittima. Ci sono voluti oltre dieci anni per arrivare alle prime condanne dei carnefici. Dieci anni in cui gli enti pubblici si sono, macchiati di grandi negligenze», come riporta il report realizzato da Lowe. Il rischio di passare per razzisti era troppo alto. Era meglio tacere di fronte a quello strano via vai di macchine che si presentavano di fronte alle case suonando il clacson per lasciare le ragazzine e, infine, sparire. Meglio chiudere gli occhi.
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Nigel Farage ha parlato di una «cultura a due velocità, dove i diritti dei bianchi contano meno di quelli del le minoranze etniche». Difficile dargli torto.





