Cari Michele, Maurizio e Andrea,
approfitto di questa bella discussione agostana, sintomo di una città viva e ricca di energie, per ampliare il dibattito di questi giorni, partendo da una premessa che considero ferma e irremovibile: il mio pieno e convinto sostegno alla Giunta.
Metterlo in dubbio sarebbe un’infantile strumentalizzazione, finalizzata soltanto a negare la possibilità di una discussione serena, trasparente e libera. E credo, al contrario, che proprio la capacità di confrontarsi, anche al nostro interno, sia un segno di vivacità e di forza della nostra maggioranza.
Partendo da questo presupposto, mi chiedo – e vi chiedo – se non sia il caso di fermarsi a riflettere sull’opportunità di realizzare il nuovo campo da basket di via Maccatella, anche alla luce della netta opposizione manifestata dai residenti.
È infatti evidente che un’opera di questo tipo è pensata solo ed esclusivamente a servizio del quartiere. Non siamo cioè di fronte a una infrastruttura di interesse generale – una ferrovia, una strada, un impianto energetico o un’opera pubblica necessaria alla collettività – che, come spesso accade, può inevitabilmente creare disagi ai cittadini direttamente interessati.
Qui la questione è diversa, ed allora se si realizza un investimento per il quartiere e una parte significativa del quartiere si oppone, non è forse il caso di fermarsi e valutare?
Cambiare idea non è un segno di debolezza. Al contrario, può essere un segno di forza. Significherebbe dimostrare che il confronto con la città non è soltanto una dichiarazione di principio, ma una parte concreta del nostro modo di amministrare.
E considerato che stiamo parlando di una somma importante – circa 350 mila euro – vi chiedo di valutare una proposta alternativa: destinare quelle risorse alla riqualificazione dell’approdo della “Barca Gialla” e degli spazi circostanti.
Saremmo sempre nello stesso quartiere e, soprattutto, sempre nell’ambito dello sport. Uno sport, il canottaggio, che a Pisa ha una tradizione antichissima e profondamente radicata nella nostra storia cittadina.
Riqualificare l’area dell’approdo della Barca Gialla significherebbe dare un segnale importante a chi, da una vita, si dedica con passione a questa disciplina e a questa realtà sportiva. Ma significherebbe anche intervenire concretamente sulla riqualificazione di una zona che i volontari della Barca Gialla custodiscono e gestiscono con grande passione e spirito di servizio, ma che avrebbe bisogno di un investimento significativo.
Penso, nello specifico, alla riqualificazione complessiva degli spazi, alla realizzazione di un nuovo approdo sull’Arno, di un nuovo scivolo per l’accesso in acqua e di pontili galleggianti.
Strutture che potrebbero essere utilizzate non soltanto per l’attività agonistica, ma anche per quella amatoriale e per sviluppare una vera e propria dimensione turistica legata al fiume, con la possibilità, ad esempio, di prevedere il noleggio di piccole imbarcazioni.
E ancora: nella zona potrebbe trovare spazio un’area attrezzata per il rimessaggio delle piccole imbarcazioni da diporto, a servizio dei tanti appassionati che potrebbero essere attratti da una nuova idea di fruizione dell’Arno.
Infine l’area tutto intorno, proprio alla fine del percorso del Viale delle Piagge, seguendo anche i consigli del Garante per gli Anziani Antonio Schena, potrebbe essere dedicata, ad area relax, con un fontanello, un gazebo in legno e panchine e perché no un campo da bocce.
Credo che questa potrebbe essere una scelta capace di trasformare una discussione oggi divisiva in una grande opportunità per il quartiere e per tutta la città.
Non si tratterebbe di rinunciare allo sport, né di cancellare un investimento: si tratterebbe semplicemente di investire gli stessi soldi in un progetto condiviso con il territorio, valorizzando una tradizione tutta pisana e, contemporaneamente, sviluppando quella che considero una delle grandi sfide dei prossimi anni: tornare a vivere l’Arno.
È una proposta, e penso sia giusto poterla discutere con serenità e senza pregiudizi, così come credo che ascoltare la città, anche quando ci chiede di cambiare strada, sia un buon modo di fare politica.





