Pisa, 12 giugno 2026: “Dalle ricostruzioni emerse negli anni, la casa della famiglia Cerretini è stata realizzata sulla base di un permesso a costruire rilasciato dal Comune nell’ambito di un PAPMAA (Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale). Successivamente la società confinante Fattorie Toscane ha impugnato quei titoli edilizi e il contenzioso, durato quasi dieci anni, si è concluso con la decisione zdel Consiglio di Stato che ha ritenuto l’immobile edificato in una fascia di inedificabilità assoluta di 50 metri dal bosco, escludendo anche qualsiasi possibilità di sanatoria.
È proprio qui che emerge il corto circuito.
I Cerretini non sono entrati di notte con una betoniera per costruire abusivamente. Hanno presentato un progetto, hanno ottenuto autorizzazioni pubbliche, hanno investito risorse, hanno costruito una casa moderna, in bioedilizia, convinti di essere pienamente nel rispetto delle regole. Solo anni dopo, a seguito di un lunghissimo contenzioso, si sono trovati nella condizione di vedere dichiarato illegittimo quel titolo edilizio.
A mio giudizio il principio della certezza del diritto è uno dei pilastri dello Stato, e se un cittadino si affida a un provvedimento della pubblica amministrazione, non può essere lasciato completamente solo quando quello stesso provvedimento viene successivamente travolto, poiché l’affidamento legittimo del cittadino merita tutela.
C’è poi un elemento che rende questa vicenda ancora più difficile da comprendere.
Si prevede di demolire un edificio realizzato con criteri di bioedilizia, ad altissima efficienza energetica e con un impatto ambientale estremamente ridotto, per tutelare un’area boschiva che, almeno a una semplice osservazione, appare oggi segnata da anni di abbandono e scarsa manutenzione. La tutela dell’ambiente è un valore fondamentale, ma dovrebbe sempre essere accompagnata da una gestione attiva del patrimonio naturale e non limitarsi all’applicazione meccanica di un vincolo.
Per questo penso che la politica debba fare uno sforzo ulteriore.
La domanda non dovrebbe essere soltanto “come eseguire una sentenza”, ma anche “come limitare il danno prodotto da un errore amministrativo”. Occorre verificare, con il coinvolgimento di tecnici e istituzioni, se un’opera di questo tipo possa essere smontata e ricollocata in un’area idonea, preservando il valore dell’investimento e riducendo lo spreco di materiali e risorse. Sarebbe una soluzione coerente con i principi dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale.
Naturalmente i costi di una simile operazione non potrebbero ricadere sulla famiglia, ma dovrebbero essere assunti dal soggetto pubblico che ha originato questa situazione attraverso il rilascio di un titolo edilizio poi risultato illegittimo.
Il Comune di Ponsacco, che oggi è chiamato a rispettare sentenze definitive e quindi non può sottrarsi ai propri obblighi, può però svolgere un ruolo fondamentale: convocare un tavolo con tutti gli enti coinvolti, valutare il valore economico dell’immobile e delle opere realizzate, approfondire le possibili soluzioni alternative e cercare un percorso condiviso che eviti un nuovo e costoso conflitto.
Perché la forza di uno Stato di diritto non si misura soltanto nella capacità di far rispettare le sentenze, ma anche nella capacità di non lasciare soli quei cittadini che, in buona fede, hanno confidato nelle decisioni delle sue stesse istituzioni. È proprio in questi casi che il buon senso dovrebbe accompagnare la rigorosa applicazione della legge, trasformando una vicenda di burocrazia e contenzioso in un esempio di responsabilità pubblica.
Proprio per questo ritengo che anche la Regione Toscana debba assumersi una responsabilità.
Il parco interessato è infatti un’area di interesse regionale e la Regione è il soggetto chiamato non solo a tutelare il patrimonio naturalistico, ma anche a valorizzarlo e gestirlo secondo criteri di sostenibilità.
Per questo la Giunta regionale dovrebbe promuovere un tavolo istituzionale con il Comune di Ponsacco, la famiglia Cerretini, gli enti competenti e tutti i soggetti coinvolti, con l’obiettivo di verificare ogni possibile soluzione alternativa: dalla delocalizzazione dell’immobile alla valutazione del danno economico subito, fino all’individuazione delle risorse necessarie per evitare che un errore della pubblica amministrazione si trasformi in una tragedia personale” lo scrivono in una nota il consigliere regionale FdI Diego Petrucci e il locale presidente del Circolo FdI oltreché capogruppo FdI a Ponsacco Mario Di Candia.





