La presenza dell’altro

A Gerusalemme la presenza dell’altro non è un esercizio filosofico. È una realtà quotidiana, fatta di identità, religioni, culture e interessi che si incontrano, si scontrano e talvolta diventano inconciliabili.

È da questa realtà che parte la riflessione del Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme, che ho avuto l’onore di conoscere in occasione del conferimento del Dottorato Honoris Causa in Diritti Umani da parte della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. La sua lezione mi ha colpito e merita una riflessione.

Riconoscere l’altro non significa diventare uguali, rinunciare alla propria identità o fingere che tutte le differenze siano facilmente conciliabili. Significa prendere atto della realtà e misurarsi con essa, senza ingenuità e senza pregiudizi. In un mondo attraversato da conflitti religiosi e culturali, pensare che basti invocare il dialogo per risolvere tutto è una semplificazione. Le differenze esistono, le identità hanno un valore e non tutte le visioni del mondo sono necessariamente compatibili.

È proprio per questo che la questione posta da Pizzaballa è così importante: come affrontare queste differenze senza ignorarle, senza subirle e senza rinunciare a ciò in cui crediamo?

Non ho ancora una risposta definitiva. Ma credo che valga la pena interrogarsi, soprattutto in un tempo in cui troppo spesso si oscilla tra la demonizzazione di chi è diverso e la pretesa che le differenze non esistano.

La lezione di Gerusalemme è molto più complessa di qualsiasi slogan. Per questo rileggerò con attenzione le parole del Cardinale. Perché confrontarsi con l’altro è inevitabile. Farlo senza perdere la propria identità è la vera sfida.